Crea sito

Secondo me, l’Amore è un’altra cosa, di Roberta Turci

Sono uno Scorpione puro con Luna e Marte in Acquario e Plutone e Urano in XI casa. Chi conosce l’astrologia capisce al volo che sono un’outsider, che le regole e le convenzioni sociali mi stanno più che strette e che per me ogni cosa deve avere un senso nel profondo. Ci ha sempre pensato un Saturno super-terreno (in Toro in VI casa) a tenermi ancorata a terra, dandomi limiti e confini. Se no, sarei volata via o affondata negli abissi, ancora più disadattata ed estranea al mondo in cui viviamo, di quello che già sono!

Ma l’ancoraggio di Saturno non fa comunque di me un’omologabile. E col passare degli anni, ne sono diventata sempre più consapevole. 

Quando ero piccola, disegnavo abiti da sposa, attaccavo asciugamani alla cintura dei pantaloni per simulare la presenza di uno strascico, e mettevo pizzi sulla testa al posto del velo. Il mito del principe azzurro che ti aspetta con la carrozza di cavalli bianchi ce lo hanno iniettato per secoli tipo vaccino anti-autenticità, anti-autonomia e anti-libertà. E sono una gran romanticona. 

Ma in fondo il matrimonio non è mai stato un mio obiettivo. Le ragioni sono profonde e inconsce, e la scelta è diventata lucida solo dopo i 33 anni. Però ora so che era una decisione presa in un luogo fuori dal tempo, dove la mia anima sapeva bene chi voleva che io fossi.

In realtà, fin da bambina, al di là della passione per strascichi e veli, non ho mai capito il senso della recita, delle bomboniere, e di tutto il contorno di quello che di fatto è solo un contratto, per garantirsi un porto sicuro per qualunque evenienza. Mi è sempre parso chiaro che le motivazioni sono solo economiche e sociali. Se vuoi l’eredità, la reversibilità della pensione (per fortuna gli alimenti ora non più, ma pullulano i contratti prematrimoniali), ti devi sposare. Per non parlare di chi si sposa per ottenere uno status socio-economico elevato, o comunque una sicurezza economica maggiore. E poi c’è il riconoscimento sociale, quello per cui di fatto ora combattono gli omosessuali.  

Sposandoti, hai il tuo posto in una delle scatolette con etichetta sopra, usate per classificare e “autenticare”. Trovo poco senso anche nelle unioni civili, dato che in sostanza  si preoccupano dell’aspetto economico ricalcando i diritti acquisiti con il matrimonio.

E l’amore, in tutto questo dov’è? 

Gli unici aspetti che vanno tutelati sono quelli relativi all’assistenza in caso di malattia e ai figli, che devono avere tutti gli stessi diritti. In questi casi, entrano in gioco fattori umani, e il diritto civile sta evolvendo anche in tal senso.

Nella coppia, il “per sempre” è un inganno, e se è possibile, non dipende da un contratto.

Ogni istante siamo diversi da prima. Non puoi promettere che ti piacerà ancora stare al fianco di una persona tra 10 o 20 o 30 anni. Puoi solo desiderarlo e impegnarti perché accada, a ogni istante. Non capisco proprio come si possa associare il matrimonio all’amore. Se amo, non mi importa niente dell’eredità o del riconoscimento sociale. 

Chiamiamo le cose con il loro nome: è un contratto, come quando si crea una società.

“Marito” e “moglie” sono due parole terribili. Indicano un ruolo sociale, e raramente li sento associati a un sentimento di affetto e amore sinceri.

“Non posso telefonarti perché c’è mio marito”

“Mia moglie è una stronza”. 

“Devo chiedere a mio marito. Se no poi si arrabbia”.

“Faccio così almeno mia moglie è contenta e non brontola”.

A volte il marito fa da padre. O da fratello. Da tuttofare.

A volte la moglie fa da madre. O da amica. Da sorella. Da psicoterapeuta. Da badante.

Quasi mai fanno da amanti, che sarebbe già una buona cosa! L’attrazione tra i corpi è il mezzo con cui le anime si richiamano perché devono fare un percorso insieme. Quando l’odore dell’altro non ti piace più, l’anima ti sta comunicando che il percorso si è concluso.

E comunque un sentimento non ha bisogno di un contratto. Punto.

Questo non significa che una persona possa sfarfalleggiare a piacimento come e quando vuole. Non significa nemmeno che non ci si debba assumere responsabilità. 

Ma se ci si ama, non serve altro. (L’avevo detto, che sono una romanticona, no?)

Il punto è che non sappiamo davvero amare. Torniamo sempre lì: dell’amore parliamo tanto, ma lo conosciamo poco. 

Conosciamo il bisogno.

Conosciamo il desiderio.

E li scambiamo per amore. 

O li chiamiamo amore perché si usa così. 

Ma l’amore è un’altra cosa, e non ha bisogno di anelli al dito, o di celebrazioni, né di firme su un pezzo di carta. 

Tra l’altro mi fa sorridere che ci si sposi davanti allo Stato o alla Chiesa (li scrivo maiuscoli per correttezza linguistica, ma per me non hanno alcun valore in quanto istituzioni, almeno per quello che hanno rappresentato fino a oggi). 

Davvero secondo voi esiste un Signore barbuto lassù che vi vuole tenere incatenati in una relazione in cui appassite ogni giorno di più? Un Dio onnipotente e benevolo che si schiera dalla parte della sicurezza economica e sociale anche a costo di rinunciare all’amore? 

E che dire dello Stato? Tutti si lamentano, lo considerano la causa di tutti i mali, e poi vanno a promettergli che staranno lì buoni buoni a fare il loro dovere…

Le cose stanno cambiando, per fortuna. 

Il paradigma verso il quale ci muoviamo celebra l’unione autentica e consapevole tra due persone che vogliono l’una la piena realizzazione dell’altra.

L’amore è questo: “voglio che tu sia libero o libera di esprimere al meglio il tuo potenziale. Voglio che tu possa brillare, di una luce più intensa a ogni passo. E prometto che starò al tuo fianco, sostenendoti e accogliendoti ogni volta che ne sentirai il bisogno, affinché tu possa essere TU, con o senza di me.”

Ecco, questa formula la reciterei volentieri, di fronte a un uomo che sappia recitarla per me, durante un rito simbolico senza firme né abiti di scena. Magari davanti al mare, o in un bosco. I riti sono potenti e magici. Ma fuori dagli schemi, peraltro decisi secoli fa per “mettere ordine” e controllarci. 

Il matrimonio è un’istituzione antica, ormai obsoleta, ingannevole, priva di sostanza, ancora troppo spesso usata per soddisfare bisogni, ricattare e manipolare. 

Ecco perché una separazione o un divorzio possono essere dei portali verso il risveglio. “Accorgersi” di essere stati dove non si poteva né germogliare né fiorire, è il primo passo. Il cor-aggio, l’azione del cuore, fa il resto.

Detto questo, ci sono anche dei bei matrimoni, in cui il contratto è davvero firmato ogni giorno con amore, ma sono molto, molto rari.

E le persone veramente serene, consapevoli, appagate, e rispettose dell’altro, le riconosci. Hanno gli occhi e l’anima lucenti, e non ostentano mai. Non cercano approvazione, consenso e applausi per i loro traguardi. Non danno niente per scontato. Condividono la crescita, sanno che a ogni passo sono nuove, e sono ancora incantate dall’altro e dal suo percorso. Sono in coppia ma sono intere, integre. 

Una Grazia, credo. Perché l’Amore in fondo è questo: una Grazia, un Dono, un dio che si manifesta quando decide lui. Forse noi umani non possiamo scegliere. Non tutte le anime si guadagnano la possibilità di vivere l’Amore in questa vita. Ma tutte le Anime stanno camminando verso l’Amore. E ogni relazione è un pezzo di strada. Non esiste relazione sbagliata. L’importante è imparare, è accorgersi delle dinamiche, delle dipendenze, delle paure che si attivano, e cambiare il copione. Prima che ci pensi la vita, complicando tutto, e rendendo il cammino sempre più impervio. Con le malattie, per esempio, o i problemi economici, gli incidenti, i fallimenti, la morte.

Fateci caso. 

Con amore,

Roberta Turci

Pubblicato da illuminamilanima

Chimico, Counselor, Astrologa. Parola chiave: trasformazione