La spada rossa e la spada blu sono la stessa cosa | Roberta Turci
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La spada rossa e la spada blu sono la stessa cosa

Domenica scorsa, la mia nipotina più piccola ha fatto la Prima Comunione.

Da tempo, queste situazioni mi appaiono più che altro una celebrazione delle apparenze, mere formalità non prive di forzature, occasioni di festa come tante altre.

Spiritualità: non pervenuta.

Ma l’amore per le mie nipoti rimette sempre tutto a posto.

Entro in Chiesa e sento subito un’energia fortissima e meravigliosa. In mezzo a quel clima di ostentazione, riesco a centrarmi, a sentire. Sono sorpresa e incantata.

Ma ecco che parte la musica.

Dall’ingresso principale, i bambini in fila entrano in Chiesa.

Sono emozionata. Finché non li vedo: tutti con la mascherina. Eppure nessuno dei presenti è obbligato a indossarla!

Il sacerdote in pompa magna guida la processione sfoggiando un bel sorriso.

Il fotografo fa le foto di rito e li immortala così.

Qualche piccolo ribelle si siede sulla panca e prova a respirare liberamente. Ma la catechista lo invita a rialzare la mascherina.

La mia rabbia sale. Il mio corpo si contrae e si fa violenza per restare e tacere.

Intanto, il prete comincia a parlare facendo sentire in colpa i genitori che non hanno partecipato al ritiro, ricordando però che, anche se siamo creati imperfetti, Gesù ci perdona. Bontà sua (del sacerdote, intendo!).

Prosegue l’omelia con l’elogio ai medici, “uomini di scienza che non possono sbagliare“.

Come la mamma, che, se ti parla di Gesù, ha sempre ragione.

Bisogna avere una Fede incrollabile in Gesù, come abbiamo fiducia nella mamma e nel medico“, ribadisce. Oltremodo appropriato e coerente, non c’è che dire!

Nulla fin qui è in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Il prete scende dall’Altare e saltella sul “parterre” gesticolando come un attore (comico) consumato, che anche mio padre (che è sordo, e per fortuna sua non ha capito quasi niente di quello che è stato detto) si infastidisce.

Ammonisce i genitori pigri che non portano i figli in Chiesa.

Lasciate che i bambini vengano a me, diceva Gesù.” Me lo vedo proprio Gesù, che invita i bimbi alla sua mensa a condizione che indossino la mascherina.

Sono lì che prego Dio che mi tenga ferma e zitta.

Lo so che c’è, perché ho sentito tutta la sacralità del Luogo appena sono entrata, ma c’è anche altro, quel “lato oscuro” che non molla e mette continuamente alla prova.

Proprio ora che ho imparato che si può dire NO e andare via, mi hanno inchiodato qua.

Ma a volte per amore si deve tacere e rimanere immobili. Non posso certo rovinare la festa alla mia nipotina.

Stiamo con Gesù, così cresciamo veramente liberi.” Ripete il prete. 😳

E poi si fa fare le foto ricordo, ispirandosi  evidentemente al nostro (nostro? 🧐) presidente, immortalato qualche giorno fa con dei bimbi in una scuola.

Vedi foto 😔  –>

Non è una novità: da secoli politica e religione hanno molto in comune. Per fortuna, non tutti i ministri di Dio sono così.

Stiamo con Gesù, altrimenti diventiamo criminali, aggiunge. Come quelli che fanno le stragi negli asili e ammazzano i genitori per l’eredità. Vabbè, continuiamo a usare l’arma del ricatto, visto che funziona. 😏

Non si può raccontarla bene, la sua veemenza nell’alimentare sensi di colpa, inadeguatezza, paura, dall’alto del suo pulpito… bisognava sentirlo! Per fortuna, non sono stata la sola a rilevare quanto fosse distonico rispetto al senso di quell’Assemblea!

Poi ringrazia per le donazioni alla parrocchia e incoraggia la partecipazione di tutti, perché il costo del riscaldamento è triplicato. Ha ragione, poverino.

Dio, fermami. Siamo a casa Tua, e devo portare rispetto.

Mi sembra di vederLo, che mi guarda dall’alto intenerito e mi dice: “credevi per caso di essere una risvegliata, tu?

Ed ecco che incrocio lo sguardo di un piccolo bimbo smascherato nella fila davanti a me.

Gli sorrido. E lui mi sorride come solo i bimbi sanno fare. Ci guardiamo per un po’ sorridendo. Ancora mi sciolgo, in quel sorriso, se ci penso. Lì sì, che c’era Dio.

Quel bimbo mi ha riportato a me, mi ha ricordato di sguainare la spada blu, e non quella rossa (vedi la saga di Star Wars, soprattutto l’ultimo capitolo, L’ascesa di Skywalker)

Intanto, il sacerdote (di chi?) insiste nel dire che per trovare Dio bisogna andare in Cielo, non negli Inferi.

Sì, dice proprio così: negli Inferi. Che non è l’inferno dove bruciano i cattivi.

Sta parlando dei miei amati Inferi, ma forse non lo sa. 🤔

Del regno di Ade, dove sono finita io adesso, mentre ascolto il suo inanellare assurdità.

Invece Dio si trova proprio lì, negli inferi. È lì che bisogna andare per poter risalire. Come in alto così in basso. Amen.

Mentre sono laggiù, dentro grido.

Bisogna avere il coraggio di dire NO!

Bisogna ribellarsi.

Siano Benedetti i genitori che sanno ribellarsi a questo scempio.

Bisogna spiegare ai bambini che si può e si deve dire NO, che la mamma non ha sempre ragione.

E nemmeno il medico.

Che senza l’anima, e senza l’Amore, la scienza e la religione sono solo strumenti di potere e non valgono niente.

Bisogna insegnare ai bambini che ci si può alzare e andare via!

Perché sto condividendo tutto questo? Non certo per alimentare rabbia e controversie.

Tanto, come dico sempre, chi ha capito, ha capito. E chi ha un’altra parte da interpretare, sta nel suo ruolo. Ed è giusto così.

Scrivo per dire a tutti quelli che si indignano, si arrabbiano, e vorrebbero eliminare “gli altri, quelli addormentati” che li capisco tanto, che ho combattuto forte in quella Chiesa.

C’erano due spade, una rossa e una blu, accese dentro di me.

Volevo andare via, o mettermi a urlare ai piedi dell’Altare. Ed è stato difficile tacere e rimanere.

So che sto provando rabbia.”, mi ripetevo.

So che sto provando dolore.”

Eppure, mentre tacevo e rimanevo, dentro di me un altro pezzo di oscurità si TRASFORMAVA in Luce.

Roby, ricorda chi sei!

Roby, torna a te!

Un’altra trasformazione alchemica, un altro piccolo passo verso la migliore versione di me.

Un passo che ha a che fare solo con l’intensità dell’emozione, con il bagliore di speranza e di fiducia che si è acceso nel dolore. Non è importante l’azione che mettiamo o non mettiamo, quanto la capacità di osservare quello che sta accadendo dentro, e di dire a noi stessi: io non sono quello che sto provando.

Ma scrivo anche per dire a quelli che credono di essere risvegliati e si vedono come santoni vestiti di bianco pieni di amore incondizionato, che la Luce non ha già vinto, e che deve vincere ogni istante dentro di noi. 

Che è un inganno andare direttamente nei Cieli senza passare dagli Inferi, e dobbiamo fare attenzione.

Se è vero che questi bambini sono anime straordinarie e hanno risorse inimmaginabili, è anche vero che non per tutti è così, non per tutti è facile accedervi, e comunque non sarà risparmiato loro il dolore dell’evoluzione.

Più tardi, a mia nipote, così, tra una focaccina e un dolcetto, l’ho detto: ribellati, non accettare mai che qualcuno ti costringa a nascondere il tuo bellissimo sorriso!

Lei è una ribelle. A suo tempo, sguainerà la spada, ne sono certa.

Adesso, vi prego, non affrettatevi a fare i saggi illuminati, dicendo che non possiamo farci niente, che ognuno ha il suo percorso, che c’è una ragione per tutto, ecc. ecc.

Le so bene queste cose, e le ripeto in continuazione.

Semplicemente, ci sono momenti in cui è necessario accettare il dolore rabbioso che proviamo, guardarlo, affogarci dentro, sentire la nostra umanità in ogni singola cellula.

Scoprirci fragili, inermi, inutili.

Scontrarci con il nostro senso di onnipotenza, col bisogno di essere i salvatori del mondo, per poi scoprire che volevamo solo salvare noi stessi, il bambino o la bambina dentro di noi.

Ogni tanto possiamo e dobbiamo scendere dal pulpito, e mostrare la nostra debolezza, per accorgerci che il risveglio non è ancora compiuto.

Che non abbiamo ancora abbastanza Fede. Che ci sono residui incrostati di rabbia e frustrazione da sciogliere.

È l’unico modo per fare un altro passo in avanti.

Come Jedi che si allenano, e aspettano il suggerimento – o semplicemente lo sguardo tenero e amorevole – del maestro YODA, abbiamo il diritto di cadere.

E affondare nella rabbia, nella frustrazione, nella disperazione.

Dobbiamo accettare di farci avvolgere e annientare dalle emozioni. Sentire il corpo bruciare dentro. Stare lì, e basta.

Umili di fronte alla nostra impotenza.

Solo così ci si rialza più forti e consapevoli del proprio potere.

Non cadiamo nelle trappole.

Né la rabbia né l’alibi del “tutto è perfetto così” ci salveranno dal lato oscuro.

È la presenza, la totale, devastante presenza alle nostre emozioni più incontrollabili e deplorevoli, che ci trasforma.

È l’accettazione della nostra umanità che ci eleva.

I voladores hanno attaccato.

Il sorriso di un bimbo ha risposto.

E anche il messaggio di un’amica che ha sentito da lontano il mio vacillare e ha schioccato le dita per riportarmi a me.

Riceviamo mille aiuti, e mille segnali intorno ci sostengono. Bisogna solo imparare a cercarli e riconoscerli.

Dietro l’angolo ci aspettano prove su prove. Ognuno ha le proprie.

Finiranno mai? No.

Ed è bene ricordarlo. Non siamo qui perché tutto sia facile.

Ma dentro ogni prova c’è la gioia impagabile che dà un frammento di risveglio.

Accadrà ancora, e ancora.

Da sempre la Luce si traveste da oscurità affinché comprendiamo che la spada rossa e la spada blu sono LA STESSA COSA!

 

Roby

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