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Di fronte alla morte, non serve cercare il colpevole…

Un paio di giorni fa, nella notte, a Pavia c’è stato un brutto incidente mortale. Un giovane di 26 anni si è schiantato con la sua auto sportiva contro un muro in pieno centro, e ha perso la vita. L’amico, seduto al suo fianco, ne è uscito quasi illeso. Da ogni parte, ho letto e sentito commenti sui dossi (senza dubbio altissimi!) messi da poco, che sarebbero i veri colpevoli della disgrazia. Anzi, i colpevoli sarebbero, naturalmente, i politici della nuova giunta comunale, che hanno deciso di installarli. E io mi chiedo: ma possibile che pur di non affrontare la paura della morte, riusciate a farne (spesso) persino una questione di politica? Possibile che non riusciate a guardare oltre, e di fronte alla morte tutto quello che sapete fare è cercare un colpevole? Molti anni fa, morì un mio compagnetto delle elementari, 7 anni, chinandosi a raccogliere le figurine e sporgendosi troppo lungo il viale Famagosta. Non c’erano ancora i semafori e le auto sfrecciavano a tutta velocità. Era colpa di chi non aveva deciso di mettere i semafori. Qualche anno più tardi, un mio compagno del liceo perse la vita in un incidente in moto. Batté la testa in un punto non protetto dal casco. Ma la colpa era di chi non aveva ancora sancito l’obbligo del casco. Io stessa, più di 20 anni fa, sono uscita di strada perché una vespa mi ha punto sotto l’occhio mentre guidavo, facendomi perdere il controllo. Non sono morta, ma mi sono provocata parecchi danni. A chi avrei dovuto dare la colpa? Alla vespa?
SUL PIANO MATERIALE SI DEVE SEMPRE MANIFESTARE UNA CAUSA, AFFINCHÉ LE COSE ACCADANO. MA LE COSE NON ACCADONO A CAUSA DI QUALCOSA. LE COSE ACCADONO PER UNA RAGIONE. E OGNI VOLTA CHE CI CONCENTRIAMO SULLE CAUSE, PERDIAMO DI VISTA LA LEZIONE CHE L’EVENTO VUOLE INSEGNARCI.


Ogni volta che date la colpa ai politici, allo sbandato di turno, all’omicida, al ladro, al vicino di casa stronzo, al collega invidioso, all’inquinamento, state solo cercando una scusa per non guardarvi dentro!
Di fronte alla morte, poi, la fuga è eclatante. Il massimo che si riesce a dire è: “era destino”. Vi dite addolorati, distrutti, sconvolti. Ma poi, cosa cambiate nella vostra vita? Quali domande vi fate? Quali risposte cercate? Cosa scoprite di voi stessi? Cosa imparate del viaggio delle anime? Cosa pensate che sia il destino?
La morte e la vita sono la stessa cosa. Avere paura della morte è avere paura della vita. Com’è più facile cercare il colpevole!
E subito dopo, dimenticare, raccontandosi che la vita è breve e quindi è meglio godersela. Salvo interpretare quel “godersela” come un: “mi tengo stretto quello che ho, che non si sa mai, e per renderlo un po’ più sopportabile ogni tanto esco a cena, mangio, bevo, guardo la TV, faccio qualche vacanza, un po’ di shopping, mi compro una macchina più bella, ecc ecc”…perché per cambiare bisogna lasciare morire una parte di sé. E allora meglio rimanere immobili e uguali a sé stessi, per non rischiare niente. Ecco perché la morte colpisce così tanto…E si cerca un colpevole pur di non incontrarla davvero…
Ma sì, mettiamo lì due fiori, e diamo la colpa ai politici. Farsi domande su se stessi, su cosa faremmo se sapessimo di non avere un domani, ampliare lo sguardo, vedere oltre la “materia”, mettersi in ascolto…: tutto troppo difficile? Se siamo fortunati, domani è un altro giorno. Ma se siamo qua, è perché abbiamo ancora da imparare: siamo anime in cammino, e la destinazione non è l’immortalità, o l’assenza di problemi, ma la continua ricerca di sé e del senso di questo viaggio…

Roberta Turci

Pubblicato da illuminamilanima

Chimico, Counselor, Astrologa. Parola chiave: trasformazione