Abbandono e adozione: una chiamata dell'Anima | Roberta Turci
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Abbandono e adozione: una chiamata dell’Anima

Qualche giorno fa, una neonata è stata abbandonata in un cartone davanti all’ospedale San Gerardo di Monza.
Sul momento ho cercato di ignorare la notizia.
Poi ho letto commenti qua e là.
Le solite scontate banalità.
Persino qualche post che incoraggiava all’adozione, un po’ come si fa con i cagnolini e i gattini abbandonati.
Allora ho cominciato a scrivere…
Questa bimba sono io.
Ma in fondo, questa bimba siamo tutti noi, il bambino abbandonato e rifiutato, trattato ingiustamente dalla vita, tradito dalla sua stessa mamma, che è dentro ciascuno di noi.
Questa bimba sono stata io, e so cosa rimane scritto nelle cellule quando si prova quell’abbandono.
Leggo i commenti delle persone commosse e intenerite, e l’unica cosa che mi viene voglia di dire è: NON FATELA FACILE!
Non lo è.
L’adozione, anche nelle migliori situazioni, non cancella e non ripara niente.
La gente, con tanta superficialità, si limita a dire: l’adozione è un atto d’amore.
Ma l’amore è solo la destinazione…
Nella stragrande maggioranza dei casi, chi adotta ha il suo grande lutto interiore da elaborare: l’incapacità di generare biologicamente.
E ha un suo bisogno da soddisfare, il suo proprio vuoto da riempire.
Non dimenticatelo! Questa consapevolezza farà la differenza!
Chi adotta, molto spesso, non è mosso dal desiderio di dare una casa a un bambino solo, ma di mettere un bambino (il futuro, la speranza, la vita, un senso!) nella sua casa, per non sentirsi solo.
Non dimenticate di guardare onestamente il vostro vuoto, non dimenticate mai che, per quanto il vostro possa essere grande, è il bambino che sente il vuoto più grande.
E in quanto bambino, non sa da dove viene, e non sa cosa farne…
E soprattutto, non illudetevi mai che sarete abbastanza per riempirlo, che il vostro bambino non ricorda, che può dimenticare.
Per quanto possa amarvi, quel vuoto in lui, o in lei, rimarrà incolmabile. Non c’entra niente con voi. Non avete potere su quello, accettatelo.
Il torto più grande che si può fare a un essere umano è negargli che soffra.
Sono proprio i vissuti rimossi o mai portati a livello della coscienza, che generano dolore: sono i traumi della prima infanzia quelli più potenti.
“Non te lo puoi ricordare”, mi dicevano (quindi facciamo finta che non sia mai successo).
Invece il corpo ricorda tutto. Io c’ero! Ogni mia cellula porta con sé quel ricordo, e tutto quello che è venuto prima.
Ormai anche la scienza lo ha dimostrato…😉
Non negate mai a un bambino abbandonato alla nascita, il diritto di sentire la mancanza delle sue radici e dell’abbraccio della sua mamma.
Leggo tanta banalità nei commenti che le persone fanno di fronte a questi eventi.
So bene che il motivo per cui la gente non va in profondità è per evitare di andare a prendere il bambino abbandonato dentro di sé…
Oggi so anche perché la mia anima ha scelto di vivere questa esperienza.
Dopo tanto “lavoro” interiore, posso davvero dire di essere in pace e grata alla vita.
Ogni bambino abbandonato riceve una grande chiamata.
Gli eroi sono sempre orfani, ci avete fatto caso?
Nei miti e nelle favole, spesso vengono adottati, a volte da genitori meravigliosi a volte da persone cattive.
A me è andata bene: i miei genitori, nella loro umana imperfezione, mi hanno dato tanto.
Ma mi hanno negato il diritto di sentire quel vuoto.
Faceva tutto parte di un piano: sono dovuta andare a riprendermelo da sola, perché è così che si fa!
Ma non è stato un viaggio facile.
Ed è bene che le persone non trascurino la profondità di una ferita così grande.
Conosco genitori adottivi meravigliosi che tuttavia sono terrorizzati all’idea che qualcuno venga a riprendersi il loro bambino. Ma i bambini non sono di nessuno, sono della vita stessa!
Ed è proprio la vita che ci vuole qui.
Questo vale per tutti: quanti di noi si sono sentiti abbandonati, non desiderati, traditi, rifiutati?
La vita ci vuole qui proprio per guarire queste ferite.
Tutti quanti siamo qui perché la vita ci ha voluti qui!
Ci è voluta tanta strada per arrivare a sentirlo forte nel cuore.
Ad accettare il mio destino.
Come Chirone, sono rimasta a lungo rinchiusa nella mia caverna, e ci ritorno spesso. Là dentro, si impara tanto.
E oggi mi prendo cura degli altri, e dei loro alberi genealogici, per guarire me e il mio, anzi ..i miei!😄
C’è un potere superiore che ci guida e ci mette ciascuno al proprio posto. Non dobbiamo né possiamo ignorarlo. Siamo tutti al servizio di qualcosa di più grande al quale dobbiamo inchinarci.
Questo è quello che mi hanno insegnato le costellazioni familiari e la psicogenealogia, che uso nel mio lavoro.
Bert Hellinger ha osservato che è importante che i genitori adottivi onorino quelli biologici, e lascino al figlio la libertà di cercarli.
Oggi, io mi sento di aggiungere che un bambino abbandonato può cercare i suoi genitori biologici anche solo nell’invisibile.
Non è necessario il ricongiungimento fisico, che peraltro in molti casi (come il mio) è davvero impossibile.
La saggezza spirituale della vita adulta può restituire un senso di appartenenza perduto, con la consapevolezza di appartenere a una famiglia cosmica, ancor più grande dell’umanità intera.
Consiglio anche a tutti coloro che hanno adottato o desiderano adottare, così come a chi è stato adottato, la lettura di un libro meraviglioso di Nancy Newton Verrier, madre adottiva e psicologa: “La ferita primaria”.
E la visione della serie THIS IS US, dove ho visto per la prima volta trattare l’argomento adozione (e non solo!) con una profondità straordinaria.
Consiglio a chiunque sia coinvolto nella triade dell’adozione, di non evitare il viaggio interiore al cospetto del proprio dolore.
Ma in realtà vale per tutti, come dicevo nel video “Siamo nati tutti abbandonati” sul mio canale youtube.
E se qualcuno non ha voglia di fare quel viaggio, lo capisco.
Ma quando osservate quello di chi non ha potuto evitarlo, non fatela sembrare facile. Perché non lo è.
Roberta Turci, alias @lafataturcina💫
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